Nuovo welfare per le persone fragili: il San Michele programma il futuro
Più servizi, nuove progettualità e una visione integrata per rispondere ai bisogni della comunità. Dall’assistenza alla giustizia riparativa, dalla protezione delle donne alla valorizzazione del patrimonio: l’ASP San Michele rafforza il proprio ruolo nel welfare della Capitale.

Mettere al centro le persone significa prima di tutto saper ascoltare i bisogni che cambiano e trasformarli in risposte concrete. È da questa consapevolezza che prende forma la programmazione dell’ASP Istituto Romano di San Michele per il triennio 2026-2028: un percorso che punta a rafforzare i servizi esistenti, sviluppare nuove progettualità e costruire un modello di welfare sempre più capace di intercettare le diverse forme della fragilità.

Un percorso che ha ricevuto anche l’attenzione di RomaToday, che ha dedicato un approfondimento al nuovo modello di welfare dell’Istituto, raccontando le principali progettualità e le nuove risposte messe in campo per le persone fragili.

Leggi l’approfondimento di RomaToday – “Nuovo welfare per persone fragili”
L’attenzione di una testata come RomaToday rappresenta un importante riconoscimento per il lavoro svolto dall’ASP e, allo stesso tempo, un’occasione per raccontare alla città una realtà che, partendo da una lunga storia assistenziale, sta evolvendo per affrontare le sfide sociali del presente e del futuro.
Dalla tradizione assistenziale a un welfare che guarda al futuro

La Casa di Riposo, la RSA e il Centro Diurno per malati di Alzheimer rappresentano alcuni dei servizi attraverso cui il San Michele da anni svolge la propria missione sociale.

A questa offerta si sono aggiunte nuove progettualità, con l’obiettivo di ampliare la capacità dell’Istituto di accompagnare le persone nelle diverse fasi della fragilità.
Tra queste assume particolare rilievo il servizio di reintegrazione familiare e sociale per pazienti post-comatosi, attivo dal 2025.

Il progetto nasce dalla necessità di dare continuità al percorso della persona anche dopo la fase ospedaliera e riabilitativa, accompagnandola nel ritorno alla dimensione familiare e sociale e favorendo, quando possibile, un progressivo recupero dell’autonomia.

È un approccio che va oltre la semplice erogazione di una prestazione: significa prendere in carico la persona nella sua complessità, costruendo percorsi personalizzati e mettendo in relazione servizi, famiglie e territorio.
Nuove frontiere: giustizia riparativa e sostegno alle vittime
L’innovazione dell’ASP San Michele non riguarda soltanto l’ambito assistenziale in senso tradizionale.
Tra le progettualità che caratterizzano il nuovo corso dell’Istituto ci sono anche la giustizia riparativa e il sostegno alle vittime di reato, attraverso il Centro Astrea e il programma “Giustizia In Itinere”.

Si tratta di esperienze che mettono al centro l’ascolto, la responsabilizzazione, l’inclusione e la possibilità di ricomporre, laddove possibile, le fratture provocate dal conflitto e dal reato.
Una prospettiva che amplia il concetto stesso di welfare e che riconosce nella relazione, nell’ascolto e nella responsabilizzazione strumenti fondamentali per costruire percorsi di inclusione sociale.

La qualità e l’originalità di questo modello hanno trovato anche una dimensione internazionale: nel maggio 2026 l’esperienza è stata presentata a Malta, nell’ambito della European Social Services Conference 2026, portando all’attenzione di una platea internazionale una progettualità sviluppata nel contesto sociale romano.
Proteggere le donne, costruire percorsi di autonomia
Un altro importante tassello della programmazione riguarda il contrasto alla violenza di genere.

Presso la sede dell’Istituto si sono conclusi i lavori per gli spazi destinati al Centro antiviolenza e alla Casa rifugio per donne vittime di violenza della Regione Lazio.
La disponibilità di luoghi sicuri rappresenta un elemento fondamentale della rete di protezione: ma la protezione è soltanto il primo passo.
L’obiettivo è infatti contribuire a creare le condizioni perché le donne possano intraprendere un percorso di uscita dalla violenza, recuperare autonomia e ricostruire il proprio progetto di vita.
Anche in questo ambito il San Michele mette a disposizione il proprio patrimonio e le proprie competenze per rafforzare la rete territoriale dei servizi e rispondere a una delle emergenze sociali più urgenti del nostro tempo.
Il patrimonio storico come risorsa per la comunità
La programmazione dell’ASP guarda però anche oltre i servizi alla persona.

Il patrimonio storico e culturale dell’Istituto costituisce una risorsa da valorizzare e restituire sempre più alla comunità.

In questa prospettiva si inserisce il progetto di riapertura della Chiesa di Santa Caterina dei Funari, che rappresenta non soltanto un intervento di recupero e valorizzazione, ma anche un’occasione per rafforzare il rapporto tra il San Michele, il territorio e la città.

La cura del patrimonio diventa così parte di una visione più ampia: un ente pubblico che si prende cura delle persone, ma anche dei luoghi e della memoria collettiva.
Una gestione solida per investire nel futuro
Innovare e ampliare i servizi richiede naturalmente anche una gestione economica capace di sostenere gli investimenti.

In questo quadro assume particolare significato il risultato del Bilancio 2025, che si è chiuso con un utile di 3,3 milioni di euro, in crescita rispetto ai circa 2 milioni dell’esercizio precedente.
La solidità economica rappresenta una condizione essenziale per poter programmare interventi, sviluppare nuovi servizi e valorizzare il patrimonio senza perdere di vista la missione istituzionale.
Il risultato economico, quindi, non viene considerato come un punto di arrivo, ma come una leva per continuare a investire nella qualità dei servizi e nella capacità dell’Istituto di rispondere ai bisogni della comunità.
“Non limitarci a gestire l’esistente, ma programmare il futuro”
È questa la prospettiva che sintetizza il nuovo corso dell’ASP San Michele.

«Abbiamo scelto di cambiare metodo: non limitarci a gestire l’esistente, ma programmare il futuro», spiega il presidente Giovanni Libanori.
Una frase che racchiude una precisa idea di amministrazione e di servizio pubblico: conoscere ciò che già esiste, consolidare ciò che funziona, ma allo stesso tempo avere la capacità di guardare avanti, anticipare i bisogni e costruire nuove risposte.
Il welfare del futuro, infatti, non può essere soltanto assistenza. Deve essere anche prevenzione, inclusione, autonomia, protezione, partecipazione e capacità di creare nuove opportunità.
Un modello integrato per una comunità più inclusiva
Il percorso intrapreso dall’ASP Istituto Romano di San Michele mette insieme dimensioni diverse ma profondamente connesse: l’assistenza agli anziani e alle persone fragili, il sostegno alle vittime, la giustizia riparativa, il contrasto alla violenza di genere, la valorizzazione del patrimonio e la sostenibilità economica.
È proprio questa integrazione a rappresentare uno degli elementi distintivi della programmazione 2026-2028.

L’obiettivo è fare del San Michele non soltanto un luogo in cui vengono erogati servizi, ma un soggetto attivo nella costruzione del welfare della Capitale, capace di collaborare con istituzioni, servizi territoriali e realtà sociali per dare risposte sempre più efficaci ai bisogni delle persone.
Il San Michele, una storia che continua a innovare
L’approfondimento di RomaToday offre dunque l’occasione per raccontare una realtà in trasformazione: un’istituzione con una lunga storia alle spalle che sceglie di utilizzare questa esperienza come base per costruire il futuro.

Il triennio 2026-2028 rappresenta in questo senso una fase strategica.
Più programmazione. Più progettualità. Più integrazione. Più capacità di innovare.
Con una direzione chiara: mettere le persone al centro e trasformare risorse, competenze e patrimonio in valore sociale per la comunità.
È questa la sfida del nuovo welfare del San Michele: non limitarsi a rispondere ai bisogni di oggi, ma contribuire a costruire le risposte di domani.
Leggi l’approfondimento di RomaToday – “Nuovo welfare per persone fragili”